
LE FESTE TRA TRADIZIONE E RELIGIOSITA' POPOLARE
SAN MARCO
SA FESTA MANNA
(dalla Guida alla festa di San Marco del 2003)
Generazioni e generazioni di tresnuraghesi e di abitanti dei paesi vicini hanno avuto e avranno sempre nel loro cuore il 25 di aprile e la prima domenica di settembre di ogni anno. Sono le date della festa di San Marco, per tutti "sa festa manna" del paese. Testimoni di questo evento sono la collina omonima e la chiesa del Santo. Il santuario, se si segue la vecchia pista, (su caminu 'ezzu) ora strada di penetrazione agraria asfaltata,è situato a sud del paese e ne dista circa 8 chilometri. Questi diventano circa 9 per chi percorre l'altra strada che conduce alla cinquecentesca Torre di Foghe e, giunto all'altezza del complesso, deve deviare a sinistra e percorrere un tratto di strada sterrata.
In occasione delle due ricorrenze il colle si anima. Esso si concede totalmente ai preparativi, alle processioni e ai riti in onore del Santo evangelista; fa da cornice stupenda ai ritmi della festa, all'allegria collettiva, alla preghiera e al sospiro dell'intimo per una grazia richiesta o ricevuta.
Come le altre feste campestri, "l'evento San Marco", affonda certamente le proprie radici nella fede. E' stato però anche ingigantito nei secoli dall'essere parte fondamentale delle grandi ricorrenze dell'annata agraria, un tempo regolate da cerimonie antichissime di propiziazione e di ringraziamento, in parte acquisite al cristianesimo sin dai primi tempi della diffusione del nuovo credo religioso. Anche per questo, San Marco è stato sempre venerato e "associato" alle attività e alla vita quotidiana dei tresnuraghesi e di quanti lo pregano e lo invocano.
E come per seguire un copione comune ad altre sagre e manifestazioni religiose di questo tipo, "l'evento San Marco", ha anche fatto fiorire intorno a sé leggende popolari, tramandate a voce per secoli di padre in figlio.
Vogliamo qui ricordare quella conosciuta dai più anziani sul tesoro nascosto, Su siddàdu 'e Santu Malcu (Il tesoro di San Marco), conosciuta anche come la storia de Sa labìa 'e Santu Malcu ( La caldaia di San Marco). La riportiamo nella versione registrata e trascritta nel 1926 da Gino Bottiglioni, nella sua "Vita sarda".
" A Tresnuraghes, una volta, c'era una grande donna che si chiamava Rosa. Si sposò che era ormai vecchia con un uomo di nome Giosuè. Una notte le apparve in sogno San Marco e le disse di recarsi in un certo luogo portando con sé un essere animato (il cane o il gatto). La donna non raccontò il sogno al marito e la notte successiva, credendo ch' egli dormisse, si levò piano, prese il gatto e si diresse verso il luogo indicato dal Santo. Ma il marito non dormiva; si levò a sua volta e la seguì portandosi appresso il bue.
Giunta nel luogo indicato la donna vide comparire improvvisamente una schiera di uomini vestiti di bianco e, in mezzo a loro, una enorme caldaia (labìa) piena di soldi.
Lanciò il gatto nella caldaia e gli uomini scomparvero.
Già rimpiangeva che non fosse con lei il marito per aiutarla a trasportare a casa tutto quel ben di Dio, quando sentì una voce alle sue spalle che gridava: " Eccomi !
La donna si spaventò a tal punto che le rimase la bocca storta. Ma presto riempirono le bisacce e, caricatele sul bue rientrarono in paese. Siccome il Santo le aveva detto nel sogno di costruirgli con quei soldi una una chiesa, dopo un po' di tempo ila chiesa venne eretta e con essa altre case a fianco, una per gli "obreris" (gli offerenti per la festa), una per il priore ed altre più piccole, per i confratelli ".
Ecco quindi la tradizione del dono e delle offerte votive. La mattina del giorno della festa, alle 10 e alla conclusione della "missa 'e frades" (la messa dei confratelli), si tiene la cerimonia della benedizione del pane ( il famoso tundu 'e Santu Malcu ), della carne e del vino offerti dagli "obreris". Il pane è distribuito subito dopo ai fedeli e ai confratelli, che ricevono anche una coscia di pecora ciascuno. A tutti è offerto un assaggio abbondante di vino e di carne di pecora bollita.
San Marco è dunque allo stesso tempo festa civile, tradizione, mito, sentire e pratica di fede. Anche nell'epoca della così detta comunicazione globale, in cui per la verità gli individui assai poco mettono in comune i loro sentimenti più profondi, questo avvenimento straordinario per la vita del paese, ne ricompone ancora l'unità e ne rafforza l'antica solidarietà. La chiesa del Santo con tutte le manifestazioni e i riti dei due giorni della festa, ripropongono e rafforzano ogni volta i legami più intimi. Attraverso di essi ci si sente tutti uguali, tutti in sintonia, tutti "alla pari".
Gli "obreris" con i doni offerti per voto, il priorato, le due confraternite e tutti i partecipanti in generale contribuiscono, con la loro disponibilità e cortesia a creare questo clima di serenità e di ospitalità anche verso i forestieri.
A Tresnuraghes, pittoresco paesino della Planargia, disteso su un altopiano da cui si domina un paesaggio mozzafiato di mare e di collina, si celebra, ad aprile e a settembre, la festa di San Marco. Un culto antichissimo, pare risalente al 1500. Discepolo dell'Apostolo Paolo e poi di Pietro, fu ucciso ad Alessandria d'Egitto e considerato l'autore del Vangelo omonimo "Secondo San Marco" e per questo raffigurato come un leone alato, a simboleggiare la sua potenza.
Il testo del film è di Salvatore Sardu e di Titino Dettori.
Prodotto da SARFILM, PRODUZIONE VIDEO VIA POLONIA 133 -09047 QUARTU SANT'ELENA (CA)
Tel. fax 070828326
email info@sarfilm.it
SAN MARCO
ANEDDOTI E NOTIZIE STORICHE
(1)
Fino ai primi del 1900, le spese di organizzazione della feste di San Marco erano coperte interamente con le offerte dei fedeli e con la questua fatta in tutto il paese. Questa permetteva la raccolta di danaro o anche beni in natura (grano, legumi, olio, vino, etc), da rivendere per ricavarne le somme indispensabili all'economia della festa.
Ma per quella dell'aprile del 1832 accadde che nessun "obreri" si presentò a tempo debito per svolgere questi compiti e si correva seriamente il rischio di non celebrarla.
Allora il procuratore della Chiesa di San Giorgio intervenne ad elargire la somma di cinquanta lire estraendole dalla cassa parrocchiale ("la arca de tres llaves" o cassa a tre chiavi), per "non lasciare il Popolo privo di quella divota funzione".
(2)
Almeno fino a tutto il 1800, la Chiesa rurale di san Marco vantava autonomia di gestione, un sacerdote appositamente nominato a svolgere i compiti di "procuradore" (amministratore) e una dote propria in danaro e beni mobili.
Possedeva vigne a Tresnuraghes (Puntone, Corrudas, Rughe, Padronigheddu) e una a Flussio; tanche e terre a Tresnuraghes (Inzaina, Zia Bernardina) e a Magomadas (Su Prammariscu, Pianu); case (quattro a Tresnuraghes e una in Pianu a Magomadas).
(3)
Risale al settembre del 1913 la costruzione di una grande cisterna di raccolta delle acque piovane per sopperire al fabbisogno idrico dei priorati e dei fedeli nei giorni della festa. Fu realizzata a spese del facoltoso agricoltore-commerciante Bartolo Niolu. Lo riporta una lapide marmorea, murata sulla parete interna della cucina del priorato di San Marco, accanto all'apertura praticata per attingere l'acqua. Uguale apertura (protetta da uno sportello chiuso a chiave nei giorni non festivi) esisteva nella parete esterna del locale, per dare anche a tutti gli altri fedeli la disponilità dell'acqua.
Attualmente la capacità del serbatoio è ridotta a circa un terzo della capienza originaria. Ciò facilita la manutenzione e la pulizia annuale del pozzo di raccolta e non crea problemi di scorta, dato che esso è alimentato da un pozzo artesiano di buona portata.
(4)
Il sentimento religioso e la devozione per San Marco sono sempre stati vivi e si sono manifestati in vari modi: i riti, la processione a piedi nei giorni della festa, ma anche i voti, le donazioni, i legati pii (sas lassas). Eccone alcuni esempi dal 1750 al 1800. Offrirono alla Chiesa rurale del Santo denari e beni per la celebrazione di messe in perpetuo in una o in entrambe le feste: Antony de Sy (nel 1750), Antonio Naitana (nel 1769, ribadendo la donazione del padre Gavino e dando in pegno un terreno in Lìcoro), Juan Maria Pinna (nel 1756), Anna Maria Brisy (nel 1774), Marcos Demonte (nel 1775), Sebastian Palmas (nel 1760), i venerables (sacerdoti) Baquis Zuca (nel 1722) e Antony Jusepe Bechu (che nel 1778 donò "tres quartos de trigo").Altri preferirono fare "lassas" in danaro per la creazione di rendite censuarie, in favore della medesima. Così fecero i sacerdoti Angel Serra (dieci scudi nel 1787) e Joseph Delogu (dieci scudi nel 1800).
IL SALONE DI SAN MARCO
Come tante altre strutture del complesso del Santuario di San Marco, anche il "salone" è stato realizzato in buona parte con la disponibilità in danaro e in lavoro di tanti tresnuraghesi.
E' stato costruito sul lato della piazzetta, di fronte agli ingressi delle stanze adibite ad uso del Priorato di Santa Croce della Confraternita del Rosario, organizzatori delle feste.
E' una grande sala rettangolare con due archi interni in blocchi di tufo cavati a mano. Fino a circa trent'anni orsono conservava la copertura originale realizzata con travi di legno, canne e tegole. Presenta un ingresso sul lato della piazzetta e quattro finestre, due per ciascuno dei lati lunghi. Doveva assolvere alla funzione di salone per i confratelli, ma ben presto divenne, come ancora adesso, riparo, dormitorio e sala da pranzo per i partecipanti alla festa.
Ne conosciamo oggi la storia e le tappe di edificazione grazie alla solerzia e precisione del Priore Antonio Cocco e del suo Procuratore Angelino Attene, con l'aiuto di un Comitato appositamente costituito, che li affiancò nell'impegno. Esso era formato da: Piras Giommaria, Piras Salvatore, Piredda Aurelio, Angioi Giommaria e Piras Alfredo.
I lavori iniziarono nella primavera del 1947 con il trasporto dei materiali, venivano sospesi nel periodo invernale e si conclusero il 22 aprile del 1949 con la realizzazione del pavimento in cemento. I lavoranti prestarono la loro opera (in parte gratuita e in parte retribuita) nei ritagli di tempo concessi dalle loro occupazioni abituali.
Fu organizzata una grande questua per la raccolta di fondi, pubblicizzata in tutto il paese anche con pubblici bandi. Il ricavato servì ad affrontare i primi acquisti di materiale e a coprire almeno una parte di spese vive non eliminabili. Quasi in trecento (il Priore Cocco li chiamò "persone di buona volontà"), offrirono la somma di 127.717 lire in danaro e 48.116 lire in grano. La cassa dell'Oratorio di Santa Croce contribuì con 28.684 lire. Il costo finale dell'intera opera ammontò a 233.201.
Ecco un elenco degli acquisti e delle spese più importanti. Per quanto riguarda il materiale fu necessario trasportare sul posto: il legname per il tetto, le tegole da Silì, quarantuno "quarti" di calce da Bosa trasportata a più riprese con il carro a buoi fino al colle di San Marco, il cemento (dieci quintali per il solo pavimento), le chiavi da muro e il ferro tondo per collegarle, gli stipiti e l'architrave in trachite rossa realizzati dallo scalpellino Giuseppino Tedde.
La spesa per la manodopera edile a pagamento fu la seguente: dodici muratori per 58 giornate di lavoro percepirono 39.850 1ire; i tredici manovali impiegati per 49 giornate costarono 20.250 lire.
Ma ci fu anche una gara ad offrire gratuitamente giorni di lavoro di persone, di carri a buoi per il trasporto del materiale dal paese fino a San Marco e di materiali da costruzione (sabbia, blocchi di tufo, legname e ferrame per gli infissi).
Centotrentacinque manovali regalarono 185 giornate di lavoro, quindici muratori lavorarono gratuitamente per 23.
Furono offerti ancora 343 blocchi e "quadrettoni" di tufo, tutti cavati dalle cave del paese e squadrati a mano. Quasi tutto il materiale e la manodopera per gli infissi furono donati dai fabbri e dai falegnami.
IL GLOSSARIO DELLA FESTA
Arciconfrarìa - Arciconfraternita. Titolo della Confraternita di Santa Croce, canonicamente eretta.
Attuàriu -Segretario-contabile dell' Arciconfraternita di Santa Croce.
Benedisciòne de sos campos - Benedizione dei campi o Rogazioni. Si svolge la mattina del 25 aprile subito prima della messa dei confratelli, con la processione del Santo intorno alla sua chiesa. Comprende la lettura del Vangelo, la recita delle litanie e l'invocazione della protezione di Dio, di San Marco e di tutti i Santi.
Bètile -Monolito in pietra di carattere fallico, feticcio di religioni primitive. Si in località "Bena 'e Sau", a lato della vecchia strada per San Marco percorsa dalla processione ("Su caminu 'ezzu).
Capitulos - Regolamento organico dell' Arciconfraternita di Santa Croce. Di antichissima istituzione, furono aggiornati e riscritti nel 1870.
Cappellanu - Sacerdote nominato per le sacre funzioni nell' Oratorio di Santa Croce, anticamente dedicato a San Tommaso apostolo.
Crabrèu - Libro-elenco dei beni e delle spettanze (terre, case, fitti, danaro) dell'Arciconfraternita di Santa Croce e della chiesa rurale di San Marco, fino a quando li ha posseduti. E' la trascrizione sarda della parola spagnola "Cabreo" ( = "Libro dei privilegi e dei diritti"); le redazioni più antiche erano infatti scritte in questa lingua. E' anche documento contabile ufficiale a carattere annuale. Comprende perciò le voci del bilancio: Càrrigu (in lingua spagnola "cargo" o "entradas), relativa alle entrate e Discàrrigu ("descargo" o "salidas" in spagnolo), per quanto riguarda le spese.
Cadrea 'e Santu Malcu - La portantina del simulacro del Santo usata nelle processioni.
Domìttos - Casette. Altrove chiamati "Cumbessìas" o "Muristènes", costituiscono il corpo di stanze introno alla chiesa.
Domo 'e s'eremìta - Piccola stanza nel lato sud-ovest e adiacente al santuario, situata tra la sacrestia e la stanza riservata ai confratelli. Anticamente era l'abitazione del solitario custode del complesso e del bestiame proprio della chiesa rurale San Marco. Questa figura (oggi scomparsa) era diffusa e tipica nei santuari campestri, particolarmente in quelli de monti Pirenei. L'origine del nome è spagnola ("ermitaño", solitario).
Domo 'e sos obrèris - Locale riservato alla macellazione, preparazione e cottura della carne, offerta in onore del Santo, e distribuita ai pellegrini. E' situato sul lato nor-ovest. Contiguo al salone ma con ingresso indipendente, ne costituisce un corpo unico. Al suo esterno viene offerta la carne di pecora bollita ai fedeli.
Frade - Confratello, componente della Confraternita. Era indicato e chiamato con la parola "frade", accompagnata di seguito dal nome di battesimo.
Guvernu o Imprèu o Prioràtu - Il direttivo dell'Arciconfraternita di Santa Croce. E'composto dal Priore e dal suo vice (Sutta Priore), che nominano gli altri membri: Procuradore, Massaggios, e Poltèri.
Impreàdos - I componenti la Compagnia (o Governo) dell' Arciconfraternita di Santa Croce, che hanno anche il compito di organizzare la festa di San Marco.
Insignèri - Cerimoniere, nominato dal Priore. Regola e coordina lo svolgimento delle attività delle due confraternite (Santa Croce e Rosario), in occasione delle celebrazioni liturgiche e delle processioni. In queste ultime ordina la sosta dei confratelli con le parole "Ave Maria, frades" e ne fa riprendere la marcia con il comando "Tendìde, frades".
Massàggiu – Massaggios - Collaboratori esecutivi. Sono due in ciascuna delle confraternite. Nelle processioni procedono a fianco del Crocefisso, portando come insegna due lampioni. Hanno compiti di maggiordomia. Sono addetti alla pulizia e al decoro dell'Oratorio di Santa Croce. Altrettanto devono fare i "massaggios" di Nostra Signora del Rosario, per quanto riguarda la Cappella a Lei dedicata nella parrocchiale di San Giorgio. Durante i riti del Venerdì Santo, i "massaggios" dell'Arciconfraternita di Santa Croce hanno il compito di eseguire la crocefissione e la deposizione di Cristo.
Màzine - Sfilata in processione dei confratelli con le loro rispettive insegne e il simulacro del Santo.
Missa 'e Frades - La prima Messa del giorno della festa di San Marco, riservata in modo particolare a tutti i confratelli presenti.
Novena 'e Santu Malcu - Devozione preparatoria, fatta di preghiere particolari e meditazioni in ciascuno dei nove giorni antecedenti la festa del Santo. Si tiene per la festa di settembre, nella chiesa campestre di San Marco. Come i "Versos", anche la novena ha un testo più antico, tradotto in sardo dallo spagnolo (vedi la voce "Versos de Santu Malcu". Quella attuale è stata scritta nel 1987 da Billia Muroni, su testo del parroco di Tresnuraghes don Paolino Fancello.
Obrèris - Sono gli incaricati della raccolta, preparazione, cottura e distribuzione ai pellegrini della carne, offerta in onore del Santo.
Obera 'e Santu Malcu - Sovrintende all' organizzazione per la gestione delle risorse e delle spese della festa del Santo, ivi compresa la gestione e la manutenzione di tutti i locali e relative suppellettili nel nolle di San Marco.
Pane 'e Santu Malcu - Il pane benedetto ed offerto ai pellegrini in onore del Santo. E' offerta votiva. Fino ai primi anni sessanta veniva preparato e cotto nei forni di casa degli offerenti, con la partecipazione di tutti i parenti e del vicinato.
Pensiones - Affitti e le rendite censuali dei terreni e delle case del patrimonio della chiesa rurale di San Marco. Fino ai primi del novecento erano notevoli.
Poltèri - Custode e campanaro dell' Oratorio di Santa Croce, sede della omonima Arciconfraternita e della Confraternita del Rosario. Provvede alla convocazione dei confratelli. Quando questi entrano nell'Oratorio, egli deve dire: "Siat laudadu Gesu Cristu", ed essi rispondono: "Sempre siat laudadu".
Priore - Presidente, confratello superiore che coordina l'attività della propria Confraternita. Ne porta le insegne nelle processioni e nelle celebrazioni liturgiche. Il Priore dell'Arciconfraternita di Santa Croce sovrintende all'organizzazione della festa e ne regola lo svolgimento nel suo complesso. Cura in maniera particolare la disciplina dei confratelli e le turnazioni di coloro che devono portare a spalla la statua del Santo.
Domo 'e sos obrèris - Locale riservato alla macellazione, preparazione e cottura della carne, offerta in onore del Santo, e distribuita ai pellegrini.
Sa fabbrica: il pellegrino, che si reca alla festa, difficilmente si sottrae al gusto di recarsi, seppure per un attimo, al rudere del vecchio Nuraghe, nel Colle, per godersi il bellissimo colpo d'occhio dell'incantevole vallata sottostante, dove sorge il rudere della vecchia cartiera abbandonata (Sa fabbrica) del XIX° sec., sulla riva del riu Mannu.
Sa labia: enorme caldaia, nella quale, racconta una leggenda popolare, sia stato rinvenuto un tesoro, che ha dato origine alla costruzione del Santuario del Santo.
Sas cunsorres: in antichità esisteva nella confraternita anche un ramo femminile. Non si parla di loro nei Capitulos che si riferiscono all' organizzazione. "Le cariche sociali erano affidate agli uomini".
Sa taula: elenco dei componenti l' Arciconfraternita.
S' Istendardu: - una grande bandiera del Santo, che viene portata a spalle dai pellegrini per "ex voto" nella processione verso il Colle e viceversa.
- lo stendardo del gruppo dei cavalieri che accompagnano la suddetta processione.
Sos furrighesos (o Domos de Janas): antiche necropoli : scavate nella roccia al fianco del colle di San Marco.
Su crastu ladu: cippo basaltico (antica pietra di confine), risalente all' alto medioevo, che trovasi alla fine di via San Marco ("Santu Malchigheddu"). Anticamente fungeva da piede stallo alla portantina col Santo nella sosta prima di procedere verso il Santuario e di arrivo al ritorno del Simulacro del Santo.
Su Juu Marmuradu: lungo la strada verso il Santuario, in località "Pattalza", esistono i ruderi di un antico Dolmen, a forma di giogo di buoi, su cui esiste la leggenda di un contadino pietrificato assieme al giogo di buoi, mentre arava il campo, essendosi dimostrato irriverente al passaggio della processione del Santo.
Su salone: il locale riservato ai pellegrini nel Colle.
Su salone 'e frades: il locale riservato ai confratelli nel Colle.
Su siddau 'e Santu Marcu: una leggenda fa risalire la costruzione del Santuario al ritrovamento di un tesoro dentro una enorme caldaia ("sa labia").
Su tundu: il caratteristico pane benedetto di San Marco offerto ai pellegrini nella festa.
Suttapriore: Vice-priore. Fa le veci del Priore in caso di sua assenza o impedimento. Porta il Crocefisso dell' Arciconfraternita nelle processioni e/o altre celebrazioni liturgiche.
obacchera: tabacchiera. Rientra nei compiti dell' Attuariu offrire il tabacco da fiuto ai pellegrini nelle soste della processione verso il Santuario e/o viceversa e durante la veglia della festa del Santo.
Tomba dei Giganti: lungo la strada verso il Colle, in località "Bena 'e sau", c'è l'altare, a forma di testa di toro, risalente al periodo neolitico.
Versos de Santu Malcu - I "Gosos", inni di lode in onore del Santo. Alcuni secoli orsono erano scritti in spagnolo. In questa lingua, purtroppo, non ci sono pervenuti. Sappiamo di questi antichi testi da un sacerdote che nel 1850, trascrivendoli insieme alla novena, li tradusse in sardo. Quelli che oggi si cantano sono stati stampati nel 1893 presso la tipografia vescovile di Bosa.
PRIORE - Presidente della confraternita. Sovrintende all'organizzazione della festa e ne regola lo svolgimento generale. Cura in maniera particolare la disciplina dei confratelli e le turnazioni di coloro che devono portare a spalla la statua del Santo.
SUTTA PRIORE - Vice del priore, collabora con lui e, se necessrio, lo sostituisce nei compiti.
MASSAGGIU - Collaboratore esecutivo all'interno della confraternita.
PROCURADORE - Amministratore e cassiere della confraternita.
POLTERI - Depositario delle chiavi dell'oratorio della confraternita. Provvede alla convocazione dei confratelli.
INSIGNERI - Cerimoniere. Regola e coordina lo svolgimento delle attività rituali delle due confraternite.
ROGAZIONES - Rito della benedizione dei campi. Si svolge la mattina del 25 aprile subito prima della messa dei confratelli, con la processione del Santo intorno alla sua chiesa. Comprende la lettura del Vangelo, la recita delle litanie e l'invocazione della protezione di Dio, di San Marco e di tutti i Santi.
OBRERI - Offerente per promessa votiva. Nell'economia della festa sono coloro che donano denaro, pane, carne e che la preparano per la distribuzione ai fedeli.
PASAS - Le soste intermedie nel corso del trasporto a spalla del Santo dalla parrocchiale di San Giorgio alla sua chiesa (5) e nel tragitto inverso (4). Sono pause di riposo e di ristoro, anticamente definite anche con le parole "fagher re".
CRASTU LADU - Luogo della sosta della processione con il Santo nel rione di Pianu Idili. La fermata avviene accanto a questa pietra confinaria, probabilmente di epoca giudicale.
GIU' MALMURADU - Dolmen situato lungo il percorso della processione, a circa millecinquecento metri dall'abitato del paese. Nella leggenda popolare simboleggia il contadino che non volle onorare il Santo al suo passaggio e che perciò fu trasformato in pietra insieme ai suoi buoi.
RUGHITULA - Luogo dell'ultima sosta della processione di San Marco prima dell'arrivo alla sua chiesa. Vi è una croce e un'edicola con la statua del Santo.
MISSA 'E FRADES - La prima messa del giorno della festa nella chiesa campestre di San Marco.
DOMO 'E S'EREMITA - Piccola stanza nel lato sud-ovest e adiacente al santuario, situata tra la sacrestia e la stanza riservata ai confratelli. Anticamente era la casa del custode del complesso e del bestiame proprio della chiesa rurale di San Marco.
DOMO 'E FRADES - Stanzone posto nel lato nord-ovest, con ingresso adiacente al portone della chiesa. Era il dormitorio e la sala pranzo dei confratelli.
LABIA 'E SANTU MALCU - Grande paiolo di rame utilizzato per la cottura della carne di pecora che viene distribuita ai fedeli, dopo le messe, rispettivamente nel pomeriggio della vigilia e nella mattina della festa.
CHIDA SANTA
I riti e le tradizioni della Settimana Santa
Risale ai primi anni '80 questo artigianale e coraggioso lavoro, prodotto con pochi mezzi, quando la tecnologia era ancora obsoleta e gli strumenti informatici praticamente sconosciuti. Frutto della creatività di Billia Muroni, realizzato con il contributo di Berto Muroni, Titino, Francesco e Giovanna Dettori, Eugenio Lugliè, il video ripercorre i riti della settimana santa a Tresnuraghes con sullo sfondo i richiami all'antica religiosità pagana e cristiana. Preziosi i contributi e le testimonianze del parroco di allora Don Achille Frau, di Don Salvatore Biccai, della Signora Caterina Maulu intenta ad intrecciare le Palme e del Sig. Antonangelo Poddighe, veterano della Confraternita di Santa Croce. Le celebrazioni della Settimana Santa a Tresnuraghes, come in tantissimi centri della Sardegna, traggono la loro origine principalmente dai riti tradizionali portati nell'isola dalla cultura spagnola e risalenti al Seicento: in molti centri dell'isola, infatti, le liturgie della rappresentazione della passione e morte del Cristo vengono ancora celebrate con antichi cerimoniali di ascendenza medievale, mediati dalla tradizione iberica. Dalla tradizione spagnola, ad esempio, proviene l'iconografia della Vergine Dolente, protagonista delle celebrazioni. Ai riti di origine iberica si sovrappongo poi elementi che provengono dalle ancora più antiche tradizioni campidanesi, logudoresi e barbaricine. Billia Muroni affianca a tali richiami elementi di origine precristiana e in particolare il mito fenicio di Adone che celebrava la morte e rinascita della vegetazione; risale infatti ad esso la tradizione di seminare, il Mercoledì delle Ceneri, in piatti pieni di terra o di bambagi, chicchi di grano o di legumi che, lasciati al buio, germogliano in fitti ciuffi di foglie lunghe e strette di colore giallo: nascono così le piantine de su nennere , esposte nelle cappelle delle chiese in cui il Giovedì Santo si allestiscono i Sepolcri e si adora il Santissimo Sacramento. Nel video scorrono immagini familiari a tanti di noi tresnuraghesi. I volti di persone che abbiamo conosciuto e a cui siamo stati affezionati, i volti di ragazzi che oggi sono uomini adulti e che sempre hanno partecipato con dedizione a tali riti. Suggestivo infine il canto struggente del Miserere che accompagna i riti del Venerdì Santo.
Dal CD SACRICONCENTUS alcuni grani del repertorio trasdizionale di Tresnuraghes.
- una registrazione del 1985 fatta da Billia Muroni ci consente di riascoltare l'antico Miserere del coro degli anziani che accompagnava la processione del Venerdì Santo
- Il Coro Pitanu Morette propone lo Stabat Mater